10° ANNIVERSARIO CIPPO monumento al FANTE

Semplice, ma ben partecipato e fatte proprie da tutti i presenti le parole e i discorsi che hanno accompagnato non solo il ricordo ma anche la Memoria e il monito che il Monumento a dieci anni di distanza, a maggior ragione, oggi, con i tempi che viviamo, ha molto da farci ascoltare. Accanto all’alzabandiera, alla deposizione della corona e alla benedizione del Monumento da parte del parroco di Longa Schiavon, con cui si era appena finito di vivere il rito della messa, si sono alternati per un saluto e per una riflessione quattro interventi. Il primo, da parte del Presidente di allora, che vide la posa del monumento dieci anni prima, ha ripercorso i momenti più significativi che accompagnarono la scelta di questa raffigurazione scolpita nel marmo di Asiago e delle sue motivazioni: dal sacrificio immane per la Strafexpedition del 1916 al ruolo e valore che il Fante ha nella e per la Società e la Comunità.
Valori e significati ben richiamati anche dall’intervento del Presidente della Federazione di Vicenza che ha voluto aggiungere un confronto tra quella che era la Federazione dieci anni prima (come le foto esposte per l’occasione tornavano a mostrare) in un clima di una unità tra molte più sezioni e viva collaborazione, che oggi è estremamente difficile ricucire, ma che non per questo non dobbiamo non sforzarci nel tentare di ricostruire, magari in vista del Raduno 2028. Cerchiamo il dialogo. E guardando il monumento anche agli occhi di chi non ne conoscesse la storia, ciò che vi si legge è che il Fante è qui presente per difendere e ribadire i valori, per aiutare, risollevare, rincuorare e dare fiducia e speranza alle nostre comunità. Su questa scia le parole di saluto e di ringraziamento da parte del presidente di sezione, nonché vicepresidente provinciale, che ha voluto nominare tra i presenti coloro che dieci anni prima erano proprio in questo stesso luogo per l’inaugurazione del grande cippo. Ne è seguita la lettura della lettera di saluto del Sindaco, altrimenti impegnato altrove.
D. C.






