CULTURA
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FESTIVAL DELLA STORIA E DELLA MEMORIA – SCHIO
INTERVENTO SU CIMITERO SS. TRINITA’ SCHIO – Vittorio Peron

recensioni:
FABRIZIO SCABIO: IL SACRARIO DI SCHIO, nel Centenario della sua costruzione. (2026)
La memoria della Grande Guerra ha bisogno di luoghi, ma soprattutto di nomi. È da questa esigenza che prende forma «Il sacrario di Schio» di Fabrizio Scabio, un volume che, attraverso i registri del Lapidarium militare e le epigrafi del Chiostro Ossario della Santissima Trinità, restituisce una dimensione umana ai caduti sui monti vicentini. Il suo interesse risiede nell’incontro tra ricostruzione storica, vicende familiari e storia di una comunità chiamata a custodire il dolore di un’intera nazione. Il paesaggio del Pasubio, del Novegno e dell’Altopiano di Asiago costituisce la prima chiave di lettura. Sono montagne che il conflitto trasformò in un sistema di trincee, gallerie, mulattiere e teleferiche, dove alla violenza delle armi si aggiungevano il gelo e le valanghe. Sullo sfondo dell’offensiva austro-ungarica del 1916, Scabio ricorda il valore strategico di quel fronte e mostra quanto profondamente la guerra investisse anche Schio, attraversata da soldati e feriti, con le chiese adibite a ospedali e le fabbriche impegnate nella produzione bellica. La prospettiva più significativa, tuttavia, nasce dal mosaico delle provenienze. Siciliani, pugliesi, piemontesi, lombardi, toscani e sardi condivisero un’esperienza estrema pur arrivando da mondi lontani, separati da dialetti, abitudini e condizioni sociali. L’idea che nelle trincee si sia consolidata una coscienza nazionale offre al racconto un filo interpretativo riconoscibile. È una lettura che acquista forza quando rimane vicina alle persone: la fratellanza emerge dalla precarietà quotidiana, dalla paura e dalla necessità di affidarsi gli uni agli altri. Le pagine dedicate alle famiglie rappresentano il nucleo emotivo della ricostruzione. Le lettere affidate ai parroci, le firme tracciate con una croce, l’attesa delle madri danno consistenza a un lutto che le cifre non possono esprimere. La fede popolare appare come un linguaggio comune tra il fronte e i paesi d’origine: una risorsa per affrontare l’incertezza e mantenere un legame con chi era lontano. In questi dettagli il racconto trova la sua misura più persuasiva, perché avvicina il lettore a esistenze concrete senza esaurirle nella figura astratta dell’eroe. Altrettanto rilevante è la storia della raccolta delle salme da oltre sessanta cimiteri e della nascita del Chiostro Ossario. Il lavoro dei sacerdoti, le comunicazioni alle famiglie e i tentativi di identificazione attraverso piccoli oggetti personali mostrano come la memoria sia anche un’opera paziente di cura. Una medaglietta, una fotografia o un nome inciso su una gavetta diventano tracce decisive. Accanto ai caduti riconosciuti restano gli ignoti, la cui presenza interroga il bisogno di dare una sepoltura e una dignità a ogni vita spezzata. Il volume affronta inoltre la tensione tra questa pietà e il linguaggio pubblico della commemorazione. Le formule celebrative e l’interesse politico del fascismo ricordano che i sacrari possono essere anche strumenti di costruzione del consenso. È un passaggio essenziale: dietro la gloria proclamata sopravvive il dolore privato, irriducibile a ogni retorica. Proprio qui il libro offre la sua indicazione più fertile, invitando a leggere monumenti ed epigrafi con attenzione critica. Ne emerge una storia locale capace di parlare a un pubblico più ampio. Il sacrario diventa una soglia tra passato e presente: visitarlo significa riconoscere, sotto la solennità delle iscrizioni, la fragilità delle persone che la guerra ha interrotto.


recensioni:
VICENZA IN GUERRA : Militari e Vittime Civili 1935 – 1945 (2025)
L’autore – FABRIZIO SCABIO – commenta la sua lunga e faticosa ricerca: qui pubblichiamo l’ultimo stralcio della sua presentazione.
[…] La terza fase ha avuto inizio. Ho iniziato a lavorare utilizzando un nuovo metodo. Ho confrontato i vari caduti con tutti i database che ho trovato in internet, così potevo aver la certezza del luogo o del reparto di appartenenza. Tutti i sabati pomeriggio ho visitato i cimiteri della provincia di Vicenza e i monumenti ai caduti del secondo conflitto mondiale dei comuni e delle frazioni del territorio vicentino. Ho inoltre visitato i sacrari militari di Schio, Bassano del Grappa e Asiago. Tramite la Biblioteca Bertoliana di Vicenza ho consultato i fondi dei giornali dell’epoca e altre fonti che non sono prenotabili ma solo leggibili in sala manoscritti. Ho letto i libri dei più notori ricercatori vicentini del periodo 1943-1945: Residori, Simini, de Grandis, Gramola, Gios, Dossi, Valente, Ple- bani, Tessarolo, Zonta, Savegnago, Pranovi, Caneva, Zonta, Tessari, Binotto per citarne alcuni.
Durante la ricerca trovai vari soldati caduti che combatterono nelle guerre coloniali e nella guerra di Spagna, all’epoca decisi di trascriverli ma non aggiungerli al libro poiché esterni al periodo 1940-1945, durante l’ultima stesura ho deciso di trascriverli. Passava il tempo e il lavoro aumentava notevolmente, anche il desiderio di sapere quanti anni sarebbero stati necessari al completamento del lavoro. Notavo che questa mia ricerca destava curiosità ma anche sapore. Moltissime persone mi incoraggiavano a continuare e a terminare. Tra le varie domande o consigli che mi furono posti uno mi lasciò perplesso per molto tempo: perché non aggiungere i civili. Ci pensai per molto tempo e alla fine decisi di aggiungere i caduti civili. In molti testi si legge spesso che i civili sono almeno il 40 % dei caduti di ogni conflitto.
Nasceva un problema enorme al mio lavoro, dove recuperare i caduti civili.
Fu così che iniziai a visitare tutti i cimiteri e famedi della provincia.
0ggi sono arrivato ad avere un libro con quasi 12.000 nomi, sicuramente ci saranno molti errori di trascrizione, ma posso garantire che ho impiegato tutta la mia buona volontà e conoscenza per poter trascrivere al meglio OGNI nominativo.
Il libro ha come fine di ricordare tutti i caduti del secondo conflitto mondiale
indistintamente dal luogo di morte e dal loro “colore o credo politico”.
Scorrendo i nominativi vi accorgerete che moltissimi nominativi riportati non sono presenti nelle targhe commemorative dei singoli comuni, motivo per implementare i nomi mancanti. Un esempio: il cimitero di Vicenza che nell’area caduti ha 150 nomi di cui quasi nessuno conosce la provenienza, nel libro sono presenti 137 nominativi di questi caduti. Potrei citare moltissimi altri esempi di caduti che non sono ricordati nei database nazionali ma che molto fa- sono riuscito a trovare e pubblicare. Questo potrebbe essere di aiuto a moltissime famiglie che hanno nei loro avi dei caduti e che per varie motivazioni non hanno mai saputo il luogo di decesso oppure il reggimento di appartenenza oppure non hanno mia saputo il nome dei genitori del loro caro.
La mia speranza è di aver riempito una grossa parte di caduti nei vari fronti: ALBANIA, GRECIA, RUSSIA, AFRICA SETTENTRIONALE E ORIENTALE, i caduti dell’aeronautica e della marina, i caduti nei campi di lavoro e/o sterminio: TEDESCHI, POLACCHI E AUSTRIACI, ma anche della REPUBBLICA CECA, dell’INDIA, del SUD AFRICA, del centro Africa.
Il grande rammarico sono i 103 pseudo-nominativi a cui non sono riuscito a dare un nome e/o una data perché con pochissimi dati. Spero nell’aiuto di tutte le associazioni o dei residenti della provincia. Buona consultazione.

