“Dei Sacri Confini Guardia Sicura”

                                                       

La “Guardia alla Frontiera” è uno di quei corpi Militari di cui si conosce poco. Ma pur avendo avuto breve vita nel periodo bellico, per alcuni suoi reparti possiamo comunque annoverare anche episodi eroici: in particolare si ricorda il rifiuto di continuare la guerra a fianco dell’alleato germanico e di difendere i settori di propria competenza.

Istituita nel 1934 per la difesa dei confini, la Guardia alla Frontiera era impegnata lungo tutto l’arco alpino da Ventimiglia a Trieste fino a raggiungere i confini con l’Albania. Prima di essa la linea di confine territoriale italiana, era vigilata dalla Guardia di Finanza, dai Carabinieri e dalla Milizia Territoriale. Con la costituita “Guardia alla Frontiera” veniva potenziata la struttura di difesa, ed era supportata da un Comando per ogni settore di competenza, rinforzata con un aumento di truppa di fanteria e specialità di Artiglieria e Genio. Venne dislocata per lo più nelle caserme o strutture già esistenti in siti strategici al passaggio di confine con Austria e Jugoslavia. Gli eventi del 8 settembre 1943, dopo breve opposizione armata contro i reparti tedeschi meglio armati e già addestrati ad intervenire in tali situazioni, portarono alla cessazione di questo corpo militare. Nel 1946 alcuni settori ripresero vita limitatamente più per funzioni di controllo che di difesa dei confini. Gli eredi, se così posso dire, di questi reparti vennero riattivati nel 1950, migliorati strutturalmente, assumendo la denominazione di “Raggruppamenti Battaglioni di Posizione”; questi con il tempo subirono diverse trasformazioni fino alla denominazione nel 1960 di Battaglioni d’Arresto nell’ambito dell’alleanza NATO.

Per il periodo della così detta “Guerra Fredda” i vari battaglioni furono dislocati principalmente al confine nord orientale in zone di contenimento, passaggi e varchi geograficamente adatti per l’arresto di una eventuale invasione di truppe ostili.

Questi battaglioni avevano il compito di resistere e ritardare l’avanzamento di un potenziale invasore dando il tempo necessario all’esercito di organizzazione una difesa più incisiva. Anche questi battaglioni d’Arresto con la caduta del Muro e l’entrata nella NATO o nell’Unione Europea di Nazioni confinanti con l’Italia vennero sciolti nel 1992.

Conoscendo Giovanni Alessio e la sua famiglia ho chiesto alla figlia Elena se avesse piacere che al papà Giovanni, fosse dato un segno di riconoscenza nel giorno del suo centesimo compleanno, da parte dell’Associazione del Fante.

Nell’occasione della commemorazione dei caduti in guerra, Giovanni ha sempre voluto manifestare la sua partecipazione emotiva: al passaggio del corteo proveniente dal Sacrario dei caduti in guerra, dislocato nel cimitero cittadino, dal poggiolo di casa bardato col tricolore, orgoglioso salutava la sfilata che ordinata si portava verso il Duomo di Rosà. Di fatto, la sua è anche la prima Bandiera che i partecipanti incontrano dopo la deposizione ufficiale della corona di fiori nel Cimitero.

La figlia, entusiasta dell’iniziativa con gioia approvava, però mi aggiunse di conoscere ben poco del periodo militare del padre, sapeva soltanto che era una Guardia e che fu prigioniero in Germania ricevendo la Croce di Guerra come ex internato nel 1975. Giovanni, persona affabile e gioviale, gran lavoratore, ai famigliari e amici quando gli chiedevano a che corpo militare appartenne, lui rispondeva sorridendo, Guardia alla frontiera, di più non saprei dire.

La memoria riporta ad un giro turistico in Alto Adige fatto con Elena ed il marito Carlo nel quale fummo accompagnati anche dal buon Giovanni, che non mancò di riconoscere quei luoghi, vi lavorò anche negli anni settanta, ma ricordo anche che il suo commento non andò oltre ad un laconico e distaccato “qui ho fatto il soldato”. Evidentemente quel periodo e la successiva prigionia era stato da lui volutamente cancellato.

Il foglio matricolare di Giovanni venne recuperato e quindi consegnato alla figlia che emozionata nel vedere suo padre in divisa, mi ringraziò. Anche Giovanni, rivedendosi ventenne in quell’immagine sbiadita, profuse un sorriso che lasciava trasparire il ricordo di tanti momenti felici e meno felici di quel momento.

Dal Foglio Matricolare si appura:

Giovanni Alessio, classe 1920, Fante scelto – Guardia alla Frontiera.

Arruolato nel 1940, destinato al XV° Deposito Settoriale di Copertura di Bolzano, 1941 aggregato al Sotto Settore di Resia poi aggregato al Sotto Settore di Vipiteno, 8 agosto1943 rientrato al Corpo a Bolzano, prigioniero dei Tedeschi il 9 settembre 1943 con destinazione campo di Prigionia in Germania. Rientrato dalla prigionia in Germania 17 ottobre 1945.

Posto in congedo illimitato il 17 dicembre 1945 dal Distretto di Vicenza.

Causa restrizioni Covid-19, il 23 marzo 2020 per i 100 anni, Giovanni Alessio, contento e sorridente come sempre, ricevette gli auguri dal sindaco in rappresentanza di tutta la cittadinanza, per poi esser festeggiato in famiglia.

Il 28 ottobre 2020, una piccola rappresentanza dell’Associazione del Fante della sezione di Rosà, con il presidente provinciale Bozzetto Manuele e il presidente la Sezione di Rosà Bertoncello Giuseppe, veniva a consegnare la tessera dell’Associazione al “Fante scelto – Guardia alla Frontiera” Alessio Giovanni classe 1920, dando seguito così al tesseramento del figlio Giuseppe, già fante tesserato e porta Bandiera della Sezione di Rosà scomparso nel 2003.

                                                                                                                      Enrico Bordignon

Giovanni Alessio

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